Bitcoin in bilico: i prezzi scendono sotto i 70.000$ dopo il crack dei negoziati USA-Iran
Il fallimento dei trattati di pace e il blocco dello Stretto di Hormuz scuotono i mercati. Ma gli analisti prevedono una “veloce ripresa”: ecco perché.
La speranza di una distensione geopolitica è svanita nel peggiore dei modi. Oggi, lunedì 13 aprile 2026, il mercato delle criptovalute si trova ad affrontare una nuova ondata di incertezza. Il fallimento ufficiale delle trattative di pace tra Stati Uniti e Iran ha innescato una reazione a catena che ha colpito duramente gli asset di rischio, portando Bitcoin a testare supporti che non si vedevano da settimane.
Prezzi in picchiata: Bitcoin perde quota 71.000$
Nelle ultime ore, la pressione di vendita si è intensificata. Bitcoin (BTC), che solo pochi giorni fa sembrava pronto a sfidare nuovi massimi, ha subito una correzione brusca. Attualmente, BTC è scambiato a 71.000 USD circa, segnando una flessione del 4,5% rispetto alla chiusura di ieri.
Non è andata meglio al resto del comparto: Ethereum (ETH) è scivolato sotto i 2.200 USD; Solana (SOL) e le altre principali altcoin registrano perdite comprese tra il 6% e l’8%.
Il catalizzatore di questo “mini-crash” è stato l’annuncio del blocco navale nello Stretto di Hormuz. La chiusura di questa arteria vitale per il commercio energetico ha fatto schizzare il prezzo del petrolio (Brent) sopra i 110 USD al barile, alimentando timori di una nuova fiammata inflattiva che potrebbe costringere la Fed a riconsiderare i tagli ai tassi d’interesse.
Perché gli analisti si aspettano una “Svelta Ripresa”
Nonostante il clima da risk-off, molti esperti del settore rimangono ottimisti. Secondo diversi analisti di mercato, questo calo rappresenta una classica “trappola per orsi” (bear trap) o una correzione salutare in un mercato fortemente surriscaldato.
Ecco i tre motivi per cui è attesa una rapida ripresa:
Liquidità degli ETF: I flussi in entrata negli ETF spot su Bitcoin rimangono solidi. Gli investitori istituzionali vedono questi cali guidati dalla geopolitica come opportunità di acquisto a sconto.
Bitcoin come “Safe Haven”: Paradossalmente, con l’aggravarsi della crisi energetica e la possibile svalutazione delle valute fiat dovuta all’inflazione, la narrativa di Bitcoin come “oro digitale” tende a rafforzarsi dopo lo shock iniziale.
Leve finanziarie pulite: Il crash odierno ha ripulito il mercato dalle posizioni eccessivamente rialziste aperte con leva finanziaria, creando una base tecnica più solida per un rimbalzo verso i 75.000 USD.
Il blocco dello Stretto di Hormuz non è solo un problema per gli automobilisti. Per l’industria del mining di Bitcoin, l’aumento dei costi energetici globali rappresenta una sfida operativa. Tuttavia, la crescente transizione dei miner verso fonti rinnovabili e geograficamente distribuite rende la rete molto più resiliente rispetto alla crisi energetica del 2022.
In sintesi, mentre il panorama geopolitico tra USA e Iran rimane teso e il petrolio continua a salire, la struttura di mercato di Bitcoin suggerisce che il supporto a 68.000 USD potrebbe tenere, fungendo da rampa di lancio per una ripresa già entro la fine della settimana.
Giornalista esperto in criptovalute, con oltre 5 anni di esperienza nel settore, Marcello ha collaborato con importanti siti italiani del mondo delle criptovalute e della finanza, maturando esperienza e competenza nel settore dopo aver superato periodi di rialzo e ribasso nel corso degli anni. Marcello è anche autore di 4 libri autopubblicati.
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