La guida della Consob, uno dei pilastri del sistema di vigilanza sui mercati finanziari italiani, entra nel vivo. Con il mandato di Paolo Savona in scadenza l’8 marzo 2026, la nomina del successore è diventata terreno di scontro politico tra i partiti della maggioranza. Nelle ultime settimane il nome considerato più probabile era quello di Federico Freni, sottosegretario all’Economia e deputato della Lega. Ma la forza di opposizione interna di Forza Italia ha imposto un veto sul suo nome, spingendo così il governo a cercare alternative, in un momento in cui si cerca un profilo più tecnico rispetto a uno politico alla guida dell’autorità di regolazione dei mercati.
Due i profili emersi negli ultimi giorni come possibili candidati a succedere a Savona: Federico Cornelli e Giovanni Azzone. La partita resta aperta e con un forte riflesso su come verranno affrontate nei prossimi anni le regole sui mercati, l’innovazione finanziaria e in particolare la regolamentazione degli asset digitali.
Chi è Federico Freni: il politico “crypto-friendly”
Federico Freni, classe 1980, è attualmente sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze nella maggioranza guidata da Matteo Salvini (Lega). È visto da molti come un esponente di spicco della componente più “innovativa” e vicina al mondo delle criptovalute all’interno della politica italiana.
Posizioni sulle criptovalute
Freni si è distinto negli ultimi anni per una visione relativamente favorevole alle criptovalute o comunque all’innovazione in questo campo. In particolare:
- Ha espresso critiche alla tassazione elevata sui Bitcoin, definendo l’aumento delle aliquote sulle plusvalenze come “forse non sensato” e auspicando una discussione parlamentare per rivederlo, perché il settore crypto può essere “del futuro”.
- Ha commentato con favore l’idea di una stablecoin di sistema europea o italiana – come proposta da operatori come Bancomat – sostenendo che un progetto di stablecoin ancorata all’euro può portare efficienza, servizi più rapidi e opportunità di crescita, pur nella necessità di regole solide e fiducia tra operatori, banche e cittadini.
Questa sua dialettica lo aveva portato a essere visto da molti operatori della Finanza e degli asset digitali come uno dei pochi esponenti politici con una visione aperta – almeno tatticamente – sull’adozione di tecnologie fintech e strumenti crypto, rispetto a posizioni più protezionistiche di altre istituzioni. Tuttavia, la sua figura resta fortemente politica e legata alla Lega, elemento che ne ha complicato la candidatura alla guida della Consob.
Perché il veto di Forza Italia
Forza Italia ha apertamente spiegato che preferisce una figura tecnica e non strettamente politica alla guida di un’autorità di regolazione complessa e strategica come la Consob, motivo per cui si è opposta alla candidatura di Freni, sostenendo che anche se persona competente “non convince” l’idea di un politico presidente di un regolatore come la Consob.
In sostanza, il veto non nasce da un giudizio negativo sulle competenze generali di Freni, ma dalla volontà di mantenere una apparenza di neutralità tecnica dell’autorità che vigila sui mercati finanziari.
Federico Cornelli: il tecnico “interno” al sistema finanziario
Federico Cornelli è attualmente commissario della Consob, nominato con decreto presidenziale nel giugno 2023 e attivo da allora nel collegio dell’Autorità. Cornelli ha un profilo tecnico e consolidato nel mondo della vigilanza finanziaria.
Approccio alle criptovalute e innovazione finanziaria
Non risultano interventi pubblici di Cornelli specificamente dedicati al tema delle criptovalute come avviene per Freni. Essendo parte della Consob come commissario, il suo approccio è stato quello più istituzionale della vigilanza tradizionale dei mercati finanziari, bilanciando prudenza normativa con l’implementazione delle regole europee, inclusa l’attuazione del MiCAR, il nuovo regolamento Ue per i mercati delle crypto asset (che vede il ruolo delle autorità nazionali come Consob cruciali per l’autorizzazione dei provider di servizi crypto).
Insomma, Cornelli rappresenta la figura tecnica e istituzionale che Forza Italia e altri partiti esitano a vedere alla guida dell’autorità — e che potrebbe garantire continuità alla vigilanza su mercati e finanza “tradizionale”, pur dovendo confrontarsi con la regolazione dei crypto asset come previsto dal MiCAR.
Perché piace come candidato
Essendo già membro della Commissione, Cornelli ha il vantaggio di conoscere l’apparato interno e le dinamiche della Consob, cosa che può rendere più agevole la transizione e mantenere coerenza regolamentare negli anni a venire.
Giovanni Azzone: l’alternativa “tecnica esterna”
Giovanni Azzone è un accademico ed esperto di innovazione e management: è stato rettore del Politecnico di Milano (2010-2016) e, più recentemente, ha assunto presidenze rilevanti nel no-profit e nel mondo delle fondazioni, come la Fondazione Cariplo e l’ACRI (Associazione di Fondazioni e Casse di Risparmio).
La sua carriera è segnata da esperienze di analisi organizzativa, controllo di gestione e reporting e non tanto da una partecipazione diretta nel mondo dei mercati finanziari o dei crypto asset.
Posizione sulle criptovalute e fintech
A differenza di Freni, non emerge un posizionamento pubblico esplicito di Azzone sulle criptovalute o sugli asset digitali. Il suo profilo, piuttosto, è quello di un tecnico e manager con competenze trasversali sulla trasformazione digitale e la sostenibilità, che potrebbe approcciare la regolazione dei mercati e delle tecnologie emergenti con un occhio alle dinamiche strutturali piuttosto che da esperto di fintech.
Questo lo rende appetibile per chi cerca una figura di garanzia istituzionale, anche se potrebbe lasciare qualche domanda aperta su quanto sarà efficace nel gestire il delicato equilibrio tra innovazione (inclusi asset digitali) e prudenza regolamentare.
Conclusioni: equilibrio tra politica, tecnica e innovazione
La nomina del nuovo presidente della Consob resta un banco di prova per l’attuale governo. La scelta tra Federico Freni (profilo politico e più vicino al mondo crypto), Federico Cornelli (tecnico interno con competenze sui mercati ma scettico sul mondo crypto) e Giovanni Azzone (esperto manageriale esterno) riflette un più ampio dibattito su come l’Italia vuole governare l’innovazione finanziaria nei prossimi anni.
Se la scelta ricadrà su Freni, la Consob potrebbe segnare una svolta più orientata all’innovazione fintech e crypto; se invece prevarranno Cornelli o Azzone, l’Autorità probabilmente seguirà una direzione più tecnica e cauta, ponendo l’accento sulla continuità istituzionale.
In ogni scenario, il tema della regolazione delle criptovalute e degli asset digitali — dalla tassazione alle autorizzazioni di mercato — resta centrale per la vigilanza italiana e europea, e il nuovo presidente della Consob avrà un ruolo chiave non solo nel coordinamento domestico, ma anche nell’agenda regolatoria europea.