Crypto: il CLARITY Act approda al Senato con John Thune

Il leader della maggioranza al Senato, John Thune, ha presentato all’inizio di questo mese una mozione di cloture sulla mozione di procedere verso l’H.R. 3633, noto come Digital Asset Market Clarity Act. I registri ufficiali indicano che Thune ha inoltre presentato la mozione di base per procedere, il passaggio procedurale necessario che precede qualsiasi voto […]

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Crypto: il CLARITY Act approda al Senato con John Thune

Il leader della maggioranza al Senato, John Thune, ha presentato all’inizio di questo mese una mozione di cloture sulla mozione di procedere verso l’H.R. 3633, noto come Digital Asset Market Clarity Act. I registri ufficiali indicano che Thune ha inoltre presentato la mozione di base per procedere, il passaggio procedurale necessario che precede qualsiasi voto di chiusura del dibattito.

Non si tratta di una semplice annotazione di calendario. È il meccanismo attraverso il quale il Senato stabilisce se il CLARITY Act debba effettivamente approdare in aula per il dibattito, una soglia critica che ha bloccato precedenti proposte di legge sulla struttura del mercato crypto prima ancora che potessero arrivare a un voto sostanziale.

Tra l’azione della commissione e la mozione di procedere sono trascorsi più di due mesi, un intervallo che riflette la competizione per il tempo in aula piuttosto che obiezioni documentate nella cronologia del disegno di legge. Le recenti analisi sulle prospettive di approvazione al Senato hanno identificato nella tempistica, e non nel contenuto della commissione, il vincolo principale in vista dell’autunno.

Il meccanismo del CLARITY Act: perché 60 voti, e non 51, decidono il prossimo passo

La cloture su una mozione di procedere richiede generalmente il consenso dei tre quinti del Senato, ovvero 60 voti, per terminare il dibattito sulla possibilità stessa che la camera prenda in esame un disegno di legge. Questa soglia, standard per le procedure del Senato, implica che i Repubblicani necessitino del sostegno dei Democratici per far avanzare l’H.R. 3633, ancor prima di qualsiasi voto sugli emendamenti o sul passaggio finale.

Il registro delle mozioni di cloture del Senato, consultabile su senate.gov, elenca il deposito dell’8 agosto come la “mozione di procedere per il Clarity Act”, presentata da Thune, senza alcun risultato di voto registrato all’ultimo aggiornamento. The Block ha riferito che il voto di cloture è previsto per il 15 settembre, sebbene tale data non sia ancora apparsa su una notifica formale dell’aula del Senato nei documenti esaminati.

Dal punto di vista sostanziale, il disegno di legge approvato dalla Commissione Bancaria del Senato mantiene l’architettura centrale del quadro della Camera: un ruolo per la Commodity Futures Trading Commission (CFTC) sugli exchange di commodity digitali, broker e dealer, parallelamente alla giurisdizione preservata della Securities and Exchange Commission (SEC) sulle transazioni del mercato primario.

La panoramica evidenzia inoltre un limite di 75 milioni di dollari per qualsiasi periodo di 12 mesi per gli emittenti che si avvalgono dell’esenzione dalla registrazione prevista dalla legge, vincolato alla certificazione che la relativa blockchain sia considerata “matura”.

Cosa segnalerebbe il successo o il fallimento del voto di cloture

Un voto di cloture favorevole non risolverebbe da solo la questione della regolamentazione crypto; servirebbe unicamente ad aprire l’aula al dibattito e agli emendamenti, con il passaggio finale ancora da calendarizzare.

Al contrario, un voto fallito riporterebbe di fatto il disegno di legge nel calendario senza un percorso garantito verso l’aula in questa sessione, un rischio già dettagliato nelle analisi sulla posizione della SEC prima della pausa del Senato. In entrambi i casi, l’esito dirà molto di più sulla reale volontà del Senato di legiferare sulla struttura del mercato delle criptovalute rispetto a quanto fatto finora da qualsiasi passaggio in commissione.

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